- Buongiorno, - mi disse. Il ragazzo era di buon'umore, - oggi il tempo è buono, finalmente posso prendere il mare.
- Dove vai? - Gli chiesi.
- Lontano, vado lontano..., - rimase pensieroso qualche istante, - ti piace la mia barchetta?
- Si, mi piace. - In realtà era una banalissima vecchia barca, regalatagli dallo zio per farsi esperienza col mare, ma non lo volevo deludere.
- La mia barchetta e bellissima, - disse orgoglioso. - E' una barchetta di legno e di sogni.
Ero al mare da una decina di giorni, per vacanza, e tornando dal caffè sulla spiaggia vedevo ogni giorno Ramon, il figlio del fruttivendolo. Io sguardo sempre sul mare, la barchetta sempre sulla riva. Quel giorno il tempo era buono, ed il padre lo avrebbe lasciato andare.
- Vai Ramon, - gli disse, - ma ricordati di essere prudente.
- Vado. Non avere paura.
Si allontanò puntando al promontorio più lontano, quello che separava l'insenatura dal mare aperto. Lo Raggiunse e lo superò di poco, poi si fermò. " Ti prego, amico mare, fammi sentire la tua voce", pensò. Rimase in silenzio, seduto. Non era stato facile, per lui, essere lì. Il padre lo lasciava andare solo col mare calmo e sicuro: aveva 16 anni.
- Ti prego, mare, fammi sentire la tua voce -, urlò. Ma nei giorni di bonaccia egli parlava poco. Il mare si ascoltava bene quando era agitato, ma in quel caso Ramon non avrebbe potuto essere lì ad ascoltare.
- Fammi sentire il tuo respiro, il tuo frusciare sugli scogli, raccontami le leggende che tu solo sai, ti prego... - Il ragazzo aveva affinato l'udito, e anche se c'era calma riusciva a sentire molte parole del suo grande amico. Lo ascoltava, ma poi gli parlava, anche lui aveva cose da dirgli. Dialogavano, come fanno tutti gli amici.
"Adesso dormiamo, che questa sera dovrò lavorare forte, arriva il vento" Ramon sentì il mare dirgli queste parole. Ne era certo che le avesse dette. Si addormentò. Gli piaceva abbandonarsi così, cullato dal mare.
Erano passate quattro ore e Ramon ancora dormiva. Fu svegliato dalle voci che arrivavano dalla barca dello zio.
- Ramon, cosa fai? c'è mare mosso e tu dormi? - Domandò agitato il padre, - torniamo a casa. - Erano le 20:00 circa, io vidi la scena dal fianco del promontorio, dove era la mia casa di legno, all'interno del villaggio turistico.
- Non avere paura! non devi avere paura, - rispose il figlio. Lo zio agganciò la barchetta e tornarono a riva. Scesero dalle barche in silenzio, allo stesso modo tornarono a casa.
- Ti sentivi male? Non dirmi che stavi solo dormendo!
- Stavo vivendo, stavo vivendo col mare. - Guardò il padre qualche istante, poi si fece coraggio, - io parlo col mare, è mio amico. - Il padre lo guardò e non disse nulla, lui non capiva quelle parole. Non amava molto il mare, era diverso dal fratello, che aveva la barca e la usava ogni volta gli fosse possibile, che aveva regalato la barchetta al nipote, e gli aveva insegnato come usarla.
- Non capisco cosa dici, - rivolgendosi a Ramon, - ma sono deluso. Non si può rischiare così. Basta con la barca. Basta.
- Non fare così, dai... - disse lo zio al padre, che però se ne andò senza voltarsi.
- Il tempo sistema tante cose, - gli dissi la mattina dopo, quando lo vidi e mi parlò della punizione, - sistemerà anche questa.
- Mio padre è molto arrabbiato, molto. Lui non capisce il mare.
Non so perché mi raccontasse quelle cose, mi conosceva solo da dieci giorni. Forse, essendo io cliente del negozio del padre, sperava in una mia parola favorevole. Anche quel mattino se ne stava al solito posto, e guardava il mare.
- Tu sei molto amico del mare, vero? - Gli chiesi, - conosci i segreti del suo linguaggio, tu parli col mare? - Ramom non disse nulla, ma gli scaturì un piccolo sorriso.
- Cosa le servo oggi? - Mi chiese il padre appena entrai in negozio. Poi, senza attendere una mia risposta, continuò - Ho visto che parlava con Ramon, le ha detto cosa a combinato ieri?
- Si, mi ha detto..., - risposi mentre notavo che mi scrutava attentamente, - sa una cosa, anche mio figlio fa qualche piccola pazzia, già ora che ha solo nove anni, chissà cosa farà a sedici.
- Ma lui si è messo in grave pericolo...
- Ricordo che anch'io da giovane, in un giorno di mare forte, commisi un'imprudenza del genere di quella di Ramon: mi distrassi mentre nuotavo, allontanandomi troppo dalla riva, sa, c'erano grandi onde ed io stavo parlando col mare... fortunatamente fui salvato.
- Ma allora, mi perdoni ,da giovane era così sciocco anche lei, da parlare con dell'acqua salata?
- Ero un ragazzo...
- Io non ho mai fatto sciocchezze, - commentò diventando serio, - io ho iniziato a lavorare a quattordici anni. Ramon può pensare a quelle stupidaggini perché non deve guadagnarsi da vivere. - Da serio divenne improvvisamente triste.
- Ramon è un ragazzo fortunato, ha un padre che conosce il valore delle cose. Suo figlio ama il mare, e tenta di dare valore ai suoi sedici anni...
- Mi dica cosa posso servirle, via, che altrimenti le faccio far tardi con le mie chiacchiere, tanto sono vecchio per capire. Io vorrei solo vederlo felice.
Uscii col sacchetto della spesa, Ramon mi raggiunse sulla strada sorridendo.
- Ho sentito quello che dicevate, davvero da ragazzo parlavi col mare?
- No, Ramon, non ho mai parlato col mare, io abito lontano. Pensa, non so neppure nuotare.
- Dici davvero? - Domandò guardandomi stupito.
- Sì, però sono sicuro che sia bellissimo, parlare col mare..., e tu sai farlo. Sei forte. E forse tuo padre cambierà idea.
Guardo l'orizzonte, il ragazzo, guardò orgoglioso il suo grande amico.
- E' vero, è veramente bellissimo, come bellissima è la mia barchetta. Una barchetta di legno e di sogni.




storia particolare ma delicata. Potevi farla un po più lunga, si legge velocemente. Una curiosità, forse sono tonta, ma la storia è vera o inventata?