Il signor H

 

- Buongiorno, desidera? – Chiese il barista al signore con cappello ed ombrello, entrato da pochi istanti nel bar, e già a ridosso del bancone.

- Vorrei un caffè, adesso. Fra un’oretta gradirei un frizzantino – disse – inoltre vorrei sedermi ad un tavolo vicino alla vetrata.

- Va bene – rispose un po incuriosito il barista.

- Un’ultima domanda, mi perdoni: la strada li fuori è molto frequentata, vero?

- E’ una delle strade da passeggio principali della nostra città – rispose il barista scrutando l’interlocutore.

- Ottimo, è proprio quello che cercavo. Sa, io non sono di queste parti, ma ho deciso di fermarmi qui.

- In questa cittadina…

- Non solo, anche in questo locale, precisamente davanti a questa vetrata. Mi interessa molto guardare fuori.

Il signor H si sedette, scegliendo il tavolino che offrisse la migliore visuale sulla strada, posò ombrello e cappello sulla seconda sedia, “tanto non aspetto nessuno” pensò, e si mise a guardare i passanti.

- Ecco il suo caffè.

- Grazie. Passa molta vita da questa strada… No, non mi guardi in quel modo, la mia è un considerazione, non una domanda.

Dopo circa un’ora, durante la quale i due si ignorarono il barista chiese conferma per il frizzantino, ricevendo risposta affermativa.

- Prego, fresco ed appena stappato.

- Grazie. Mi perdoni, da che ora è possibile consumare il pranzo? – Il signor H guardò l’orologio, erano le 11,15 di mattino – sa, io sono abituato a pranzare alle 12,30.

Il barista osservo a lungo quel signore, seduto davanti alla vetrata, consumare ordinazioni e guardare fuori, sulla passeggiata. Poco prima dell’ happy hour si alzo per andare in bagno, raccomandandosi che gli fosse conservato il tavolino, poi si rimise seduto, e da li partecipo all’happening preserale. Alla fine, il barista gli si avvicino per presentare il conto del pomeriggio. Quello del mattino, fino al pranzo lo aveva già riscosso.

- Signore, sono lieto che abbia apprezzato il nostro locale, e la ringrazio, ma voglio avvisarla che alle 20,00 chiudiamo.

- Posso farle una domanda?

- Mi dica.

- Lei è il titolare del bar? Mi perdoni l’ardire, ma mi servirebbe proprio parlare col titolare.

- Non capisco questa sua curiosità…

- Vede, io vorrei venire tutti i giorni qui, e vorrei sedermi sempre a questo tavolino. Se lei fosse il titolare le chiederei di affittarmelo, ad uso esclusivo. Potrei pagarle l’equivalente del suo guadagno medio per tavolino in consumazioni, delle quali potrei fruire o meno, ma in ogni caso le avrebbe pagate.

- Non capisco…

- Ma lei è il titolare?

- Siamo due soci – lo guardava per capire, lui e la sua insolita richiesta – lei mi chiede una cosa alquanto inusuale.

- Lo so.

- E poi, comunque sia, è difficile quantificare una cosa del genere.

- Sono disposto a pagare bene, in modo che lei sia sicuro di non perderci. Ci pensi.

- Devo parlare col mio socio, oggi è fuori città – rispose – torni domani, le daremo una risposta.

- Va bene, domani torno certamente. Le dispiace tenermi occupato questo tavolino?

Il giorno dopo il Signor H ottenne ciò che aveva richiesto, e cosi tutti i giorni a seguire visse li, a guardare fuori da dentro, a guardare dentro le anime da fuori, a guardare. Mise un segnaposto ben in vista, su quel tavolino, per giustificare la sua presenza: “Perdonatemi, ma questo tavolino è riservato: Io osservo il mondo da qui. Chiamatemi pure Signor H”

Quest’uomo seduto al tavolino, che consumava in quel modo i suoi giorni destava molta curiosità, tra gli avventori abitudinari e soprattutto fra quelli occasionali.

- Ma chi è?

- Non so… che sia un artista?

- E’ sempre li. Che sia uno famoso?

- E’ un artista, dai! Però… un artista strano.

- No. E’ solo strano, solo un tipo strano.

- Ma perché sta sempre lì, a guardare fuori?

- Come ha scritto sul cartoncino, lui dice di guardare il mondo da lì.

- Ho capito, l’ha scritto. Ma è una cosa da pazzi, come se qualcuno di noi, ad esempio, osservasse il mondo sempre da uno stesso punto.

- Proprio vero, sarebbe una cosa da pazzi.

 

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